Decreto crescita

Il mio intervento di oggi 26 giugno 2019 in Senato sul #DecretoCrescita: doterà finalmente l’Italia di strumenti per cominciare a imprimere un’inversione di tendenza

Presidente, colleghi,
stiamo per approvare un provvedimento molto importante per lo sviluppo del Paese, per le sue piccole e medie imprese, per i lavoratori. È un decreto ambizioso, che cerca di coniugare l’esigenza di crescita del Paese con quella della salvaguardia dell’ambiente, della valorizzazione del merito e delle capacità, dell’investimento nelle trasformazioni tecnologiche delle imprese.

Possiamo quindi parlare di un “decreto crescita” a tutti gli effetti, non soltanto dal punto di vista dei meccanismi amministrativi della vita delle imprese, la cui semplificazione riceve ulteriore impulso, ma anche dal punto di vista dell’investimento nelle persone, nel loro talento, nella loro capacità di inventare e innovare.

Inventare e innovare: due concetti che, mai come in questo momento, sarebbe fondamentale affermare in Europa. In quella stessa Europa che, da malato economico del mondo, ha un disperato bisogno di recuperare la via della crescita puntando sui suoi cittadini e le sue imprese.
Il motivo per il quale ci accingiamo ad approvare un decreto ribattezzato “decreto crescita”, in tal senso, deriva anche dalla consapevolezza e dalla voglia di reagire a un contesto europeo di rallentamento economico per certi aspetti “autoindotto”. Quella stessa Europa in cui la locomotiva economica, ovvero la Germania, si dibatte in una crescita da zero virgola, esattamente come l’Italia. Quella stessa Europa che, applicando le sue regole in modo frammentato, direi polverizzato, ha prodotto squilibri interni sotto gli occhi di tutti. Ha consentito senza colpo ferire alla stessa Germania di alimentare la bulimia di esportazioni, violando sistematicamente ogni parametro in materia, e di mettere in difficoltà i suoi partner. Fino all’esito, per certi aspetti scontato, degli ultimi mesi: schermaglie commerciali e guerre di dazi, indotte soprattutto dagli Stati Uniti che in un modo o nell’altro hanno voluto lanciare un segnale.
Dico questo per mettere a fuoco il contesto di bassa crescita in Europa, per il quale la stessa Unione europea ha colpe non indifferenti. Un contesto che ha penalizzato l’Italia e che ci ha spinto con la massima convinzione a elaborare questo Decreto crescita.

In esso ci sono misure fiscali molto importanti per le imprese, che corrispondono in parte a richieste storiche per troppo tempo rimaste senza risposta. Penso all’ulteriore aumento della deducibilità dell’Imu pagata sui beni strumentali delle imprese, che fra qualche anno diventerà integrale; all’abbattimento progressivo dal 24 al 20% dell’Ires sugli utili delle aziende accantonati; alla previsione che rende strutturale il taglio delle tariffe Inail per abbassare il costo del lavoro delle imprese; al recupero di uno strumento importante per incentivare gli investimenti in beni strumenatali come il super ammortamento.
Un capitolo molto importante riguarda gli investimenti: investimenti per le imprese e per le persone. Non soltanto abbiamo incrementato il Fondo di garanzia per le medie imprese, così da assicurare l’accesso al credito per investimenti di lungo periodo, ma abbiamo anche rifinanziato il Fondo di garanzia prima casa, per aiutare tante giovani coppie a contrarre un mutuo per acquistare un immobile e cominciare così a investire nel proprio futuro.

Grazie al MoVimento 5 Stelle, grazie alla maggioranza che sostiene questo Governo, nel decreto crescita è stata garantita la massima concentrazione sui temi dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile. Parliamo per esempio di acqua pubblica, principio identitario del nostro MoVimento. Dopo le furbate dei precedenti Governi, che facendo leva sulla liquidazione avevano posto le basi per la privatizzazione dell’Eipli (l’Ente per lo sviluppo dell’irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia), favorendone la trasformazioni in Spa, noi siamo intervenuti affermando saldamente un principio: la partecipazione nel capitale della Spa sarà consentito solo a Regioni e Ministero dell’economia, per mantenere senza esitazioni e tentennamenti il controllo in mano pubblica. Il tentativo di privatizzare l’acqua al Sud, costruito sottotraccia dai precedenti Governi sino a poco prima delle elezioni politiche del marzo 2018, è stato così sventato.

Ancora in tema di ambiente: abbiamo stanziato 140 milioni per incentivare lo sviluppo dell’economia circolare. Queste risorse hanno lo scopo di aiutare a realizzare nuovi prodotti, processi o servizi, fornendo sostegno alle attività economiche che desiderano ripensare o riconvertire il modello produttivo. Pensiamo solo all’utilizzo efficiente delle risorse e al riuso e trasformazione dei rifiuti; pensiamo alla riduzione, riciclo e riuso degli scarti alimentari; allo sviluppo di sistemi di ciclo integrato delle acque; alla fornitura, all’uso razionale e alla sanificazione dell’acqua; alle tecnologie in grado di aumentare il tempo di vita dei prodotti e di efficientare il ciclo produttivo; pensiamo infine alla sperimentazione e allo sviluppo di nuovi modelli di packaging intelligente. Tutto questo ha nel decreto crescita una sponda economica non indifferente.

Per non parlare degli interventi a favore dei Comuni, martoriati negli anni scorsi da tagli e patti di stabilità vari. Nel decreto crescita vengono stanziati ulteriori 500 milioni per aiutare i sindaci a realizzare progetti di investimento nel campo dell’efficientamento energetico (si pensi, tanto per fare un esempio, all’illuminazione pubblica) e dello sviluppo territoriale sostenibile (per esempio la messa in sicurezza delle scuole). Un intervento, questo, che si aggiunge ai 400 milioni che erano già stati stanziati in Manovra per aiutare i Comuni nella realizzazione di investimenti contro il rischio idrogeologico.
Per non parlare del segnale che diamo agli stessi Comuni sul fronte delle assunzioni. Abbiamo legato le capacità di assunzione dei Comuni e delle Regioni non più alla spesa storica e al turn over, ma un valore standard di sostenibilità finanziaria riferito a entrate dell’anno precedente. Si stima che grazie a questo intervento riusciremo a sbloccare nei comuni oltre 40 mila assunzioni. Aria fresca e personale fondamentale anche per implementare con più rapidità ed efficienza gli investimenti pubblici che abbiamo rilanciato attraverso la Manovra.

Da ultimo, Presidente, ma solo a titolo di esempio, voglio dedicare un passaggio all’innovazione. Nel decreto crescita, tra le tante misure, abbiamo inserito una norma molto importante che fluidifica il cosiddetto “patent box”, ovvero il regime fiscale agevolato che esclude dall’imponibile il 50% dei redditi derivanti dall’utilizzo di brevetti o software protetti da copyright. Con la nostra modifica non sarà più necessario aspettare i tempi lunghi dell’interpello all’Agenzia delle entrate ma si potrà indicare il reddito agevolabile direttamente all’interno della dichiarazione dei redditi. Un aiuto non indifferente a tutte quelle imprese che scommettono sulla propria capacità di innovare e inventare soluzioni per crescere ed essere competitive sui mercati domestici e internazionali.

In conclusione, Presidente, ci accingiamo ad approvare un decreto che intende reagire alla situazione di rallentamento economico dotando finalmente l’Italia di strumenti per cominciare a imprimere un’inversione di tendenza. Il tutto valorizzando l’anima e il corpo del Paese, le sue piccole imprese, i suoi talenti, i suoi giovani, le sue eccellenze.


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