Interrogazione: visite in Rsa

Il 5 agosto scorso ho depositato questa interrogazione al ministro della Salute sulle visite nelle Residenze sanitarie assistenzialiPubblicato il 5 agosto 2020, nella seduta n. 248

PIRRO , CORRADO , PELLEGRINI Marco , PAVANELLI , NOCERINO , BOTTO , MININNO , CAMPAGNA , ACCOTO , DE LUCIA , ROMANO , PRESUTTO , MAIORINO , MONTEVECCHI , PACIFICO , TRENTACOSTE , PISANI Giuseppe , FERRARA , MARINELLO , CROATTI , DONNO , GIANNUZZI – Al ministro della Salute.

Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:
inizialmente dimenticate, quindi travolte dal virus e dalle polemiche, ad oltre due mesi dalla fine del lockdown, le residenze sanitarie assistenziali (Rsa) restano “il brutto anatroccolo” della sanità.
Sin dagli esordi dell’epidemia la totale chiusura delle strutture le ha trasformate in luoghi sottoposti alla vigilanza del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, a cui risulta, dalle segnalazioni giunte, che ancora oggi molte persone anziane o con disabilità non hanno la possibilità di incontrare le persone care o di riferimento; in altre tale possibilità è estremamente ridotta e talmente rigida da rendere difficile la significatività dei contatti.
Il Garante nazionale pertanto, nella lettera inviata ai presidenti delle Regioni, ha evidenziato il forte rischio che anche nella fase 2 si continui a mantenere nelle residenze un’ordinarietà caratterizzata dall’isolamento dal mondo esterno e dalla rarefazione degli incontri con i propri cari determinando, in tal modo, una forma di discriminazione in ordine all’età o al grado di disabilità.

Considerato che:
l’art. 1, comma 1, lettera bb), del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 giugno 2020, ha stabilito, a proposito delle cosiddette visite di conforto ferme dai primi di marzo, che “l’accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungo degenza, residenze sanitarie assistite (Rsa), hospice, strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, è limitato ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, che è tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezione”;
in assenza di un approccio sistematico e sistemico la ripartenza è affidata a direttive che si differenziano a seconda delle regioni e, a volte, anche delle singole residenze. Le regole per la ripresa dei contatti pesano su visitatori e personale non meno che sugli ospiti. “Prendendo in considerazione tre tra le regioni maggiormente colpite dal virus: in Piemonte, si raccomanda la sanificazione delle strutture, percorsi separati, accessi singoli, tamponi e test sierologici periodici, riorganizzazione degli spazi in tre categorie (positivi, negativi e negativizzati), visite solo su appuntamento in sale dedicate, nuovi ingressi solo per soggetti con evidenza di tampone negativo nelle 72 ore precedenti; il Veneto ha lasciato autonomia alle singole strutture su quando riaprire, pur attenendosi a linee guida molto rigide, rese necessarie dai 600 decessi su 1.900 complessivi: i nuovi ingressi saranno sottoposti a tampone prima e dopo un isolamento di 14 giorni, mentre i visitatori avranno la temperatura corporea controllata all’ingresso, che avverrà in base a scaglionamenti, e potranno incontrare i loro cari in spazi dedicati e con distanziamento sociale mediante plexiglass; infine la Lombardia, che per bocca dell’assessore Gallera ha affermato che ‘riprendiamo la riapertura delle Rsa con delle regole molto rigide: nessun positivo verrà collocato all’interno di una Rsa e verrà invece messo in una struttura sanitaria’; inoltre, a ‘qualunque anziano vorrà entrare in una Rsa gli verrà fatto a domicilio sia il test sierologico che il tampone'”, come riporta “ilpuntopensionielavoro” il 18 giugno 2020.
Oltre le differenti disposizioni regionali ci sono i sopravvissuti: decine di migliaia di ultrasettantacinquenni, spesso affetti da demenze e altre gravi patologie croniche con deficit cognitivi, che in questi mesi hanno visto di tutto tranne i propri cari e non riescono proprio a capire come mai il figlio, la figlia o i nipoti non si presentino più. Il quotidiano “La Stampa” del 20 lugli 2020, nella rubrica “Specchio dei tempi”, riporta la descrizione di una lettrice dell’odissea affrontata dal padre ospite di una Rsa: “Mentre il mondo va avanti, a lui non è consentito uscire dalla struttura neanche per un caffè. Non può uscire, vedere i famigliari, neanche all’aperto… ma perché? Che regole sono? Gli operatori entrano ed escono… lui no. Vi prego, qualcuno aiuti quelli che, come mio papà, si trovano in questa situazione, perché la malinconia, la solitudine, l’isolamento, oggi non si possono più accettare! Devo salvare mio papà dalla Rsa, altro che coronavirus…”;
dopo i danni dovuti alla mancata protezione, all’inosservanza delle regole di sicurezza, all’esclusione dalle cure ospedaliere, ora gli anziani delle Rsa subiscono il danno di una prolungata esclusione dalla vita e dal possibile ritorno alla normalità;
i parenti degli ospiti delle Rsa, preoccupati per la salute complessiva dei loro genitori o nonni, hanno scritto al Garante nazionale specificando che gli 88.571 attuali ospiti delle case di cura sono persone fragili e in gran parte non autosufficienti, da oltre tre mesi isolate dai loro familiari da misure di restrizione e costrizione che stanno mettendo seriamente a rischio l’esigibilità dei diritti fondamentali, quali il diritto alle relazioni, alla socialità e all’affettività, in senso contrario a quanto previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, che sancisce la rimozione degli ostacoli alla piena partecipazione alla vita affettiva e sociale. In molti casi non è soddisfacente vedere a distanza poiché, soprattutto per persone con disabilità, l’assenza di relazioni anche gestuali dirette determina una regressione cognitiva con forte rischio di istituzionalizzazione.
A parere degli interroganti non sarà sufficiente “un ritorno alla normalità” ma bisognerà ragionare su un’operazione molto più complicata consistente da un lato nel rafforzamento dell’autorità centrale su alcuni importanti diritti che non possono essere differenziati tra regioni e dall’altro in un radicale ripensamento di queste strutture al di là dell’emergenza Covid-19;
infine, all’isolamento dei sopravvissuti si associa la tensione economica e i problemi occupazionali degli operatori, sempre più difficili da sostenere tra mancati ricoveri e budget annuali utilizzati per l’acquisto di dispositivi di protezione individuali e sanificazioni,
si chiede di sapere:

  • quante siano le Rsa in cui gli ingressi sono ancora bloccati
  • quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda promuovere per combinare il ritorno all’attività pre Covid-19 con la necessità di sviluppare soluzioni alternative e complementari al fine di ridurre le pesanti ricadute sul piano economico e finanziario
  • quali misure intenda intraprendere al fine di proteggere i soggetti deboli e fragili e garantire, al contempo, la loro salute psichica e le loro esigenze di socializzazione
  • con quali modalità ed entro quale termine intenda provvedere per definire linee di indirizzo chiare e univoche per tutti.

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