I contagi tornano ad allarmare

Il mio intervento di oggi 2 novembre 2020 nell’Aula del Senato dopo il discorso del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il nostro sistema sanitario nazionale ha compiuto da poco 40 anni, è uno dei sistemi sanitari migliori al mondo: torniamo ad avere un servizio sanitario nazionale univoco

Gentile presidente, onorevoli colleghi
La situazione dei contagi purtroppo è tornata ad allarmare. Lo vediamo in tutta Europa, in Francia e Spagna è stato superato la soglia di un milione e in quasi tutti i Paesi hanno iniziato semi-lockdown: i luoghi di aggregazione sono chiusi, gli spostamenti limitati. Insomma, è in corso un’azione massiccia di prevenzione per alleggerire i sistemi sanitari nazionali.
Quello che è importante infatti è cercare di intervenire in modo tempestivo per garantire il funzionamento della sanità. Non arrivare alla saturazione dei posti letto e delle terapie intensive è fondamentale e necessario anche per garantire l’adeguata assistenza a tutti i malati, non solo a chi contrae il Covid-19.

Abbiamo visto in questi mesi che purtroppo ci sono state intere categorie di pazienti che sono rimasti indietro. Questo non deve accadere.
E allora intervenire adesso in modo chirurgico non è solo funzionale ad evitare quel lockdown nazionale che la nostra economia non può permettersi, ma serve a decongestionare le Regioni in difficoltà, a dare ossigeno ai loro sistemi sanitari, ai loro ospedali.
Anche perchè sappiamo che non tutte le Regioni sono riuscite a portare a termine quando il governo aveva previsto in termini di Usca e posti letto in terapia intensiva. Arrivano segnalazioni da parte dei cittadini che si ritrovano da soli a dover gestire il virus, che non vengono contattati dalle Asl.
Tireremo le somme della reazione dei governi regionali più avanti, degli errori commessi, delle leggerezze e delle mancanze. Certo è che adesso bisogna reagire, insieme. Mettendo da parte la polemica politica, mettendo da parte tutto ciò che non serve al Paese, agli italiani.

Bisogna guardare a quei modelli che stanno funzionando più di altri e prenderli come esempio.
Penso all’Emilia Romagna che mette a disposizione dei pazienti Covid strutture per potersi isolare dai familiari. Anche il comune di Roma si sta adoperando in questo senso.
Ecco, questo per esempio è un passo fondamentale perché sappiamo che molti contagi avvengono in famiglia e dobbiamo evitarlo.
Serve uno sforzo anche da parte dei cittadini, per quanto stanchi, per quanto saturi. Lo siamo tutti, ma non abbiamo altra scelta che fare delle rinunce.
Cerchiamo di ridurre la socialità al minimo indispensabile, arriveranno tempi in cui torneremo ad andare a cena da amici, parteciperemo a feste, a cene fuori. Ma quel momento non è oggi ed è importante capirlo fino in fondo.
Questo governo è stato lodato finanche dall’Oms per come ha gestito la prima ondata della pandemia. Ed è bene ricordare che rispetto a marzo scorso la situazione è migliorata, abbiamo imparato tanto, la scienza ha fatto passi avanti, i nostri medici, infermieri, operatori sanitari sanno che battaglia stanno combattendo. Hanno imparato a conoscere il nemico.
E anche per rispetto a chi è in prima linea tutti i giorni serve senso di responsabilità. Anche da parte di chi non sempre lo ha mostrato. Ricordiamo che usare le mascherine è fondamentale, ricordiamo che mantenere il distanziamento è fondamentale.
E come ha detto lei, presidente, non ci può essere dilemma tra protezione della salute ed economia. E in questo senso lasciano a dir pochi perplessi le dichiarazioni del governatore della Liguria Toti che ha definito gli anziani ‘non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese’ fuorché poi tentare di rettificare questa pessima frase o quelle pronunciate alla Camera qualche ora fa da Claudio Borghi che si è addirittura spinto a dire che il lavoro viene prima della salute. Forse non è chiaro che senza salute non può esserci ripresa economica e che tanto più saremo in grado di piegare la curva dei contagi tanto più potremo allentare le restrizioni.

Ricordiamo che i settori più colpiti dalle nuove restrizioni non saranno abbandonati. Ci sono 5 miliardi nell’ultimo decreto Ristori, prevediamo anche il doppio di aiuti rispetto a giugno, abbiamo prorogato la cig, il blocco dei licenziamenti.
Stiamo facendo tutto ciò che è in nostro potere per salvaguardare la salute di tutti ma anche l’economia.
Stiamo facendo tutto ciò che è in nostro potere per restare davvero accanto a chi è più in difficoltà anche con il reddito di emergenza.
Ma guai a cavalcare le paure dei cittadini, guai ad alimentarle. Vanno ascoltate e bisogna rispondere, ma bisogna rispondere con i fatti non con le polemiche, non con la propaganda.
Serve serietà. La stessa serietà che, analizzando tutto ciò che abbiamo e stiamo passando dovrà condurci a una riflessione seria su quella riforma del Titolo V che ci ha portato ad avere tanti sistemi sanitari diversi.
È un sistema che ha mostrato dei limiti enormi e che andrà ripensato.
L’eredità che ci lascerà il covid-19 non deve essere solo dolore e spavento.
Ma deve essere innanzitutto un insegnamento. Capire che non si possono tagliare 37 miliardi al sistema sanitario come è stato fatto negli ultimi dieci anni, capire che tutti gli investimenti fatti da questo governo dovranno essere solo un primo passo e un esempio per il futuro.

Un esempio da non dimenticare. Per tornare ad avere un servizio sanitario nazionale univoco, dalle Alpi alla Sicilia, in cui ad ogni cittadino venga garantito il sistema migliore di cure.
Per ripensare quella riforma del Titolo V che ha mostrato tutti i suoi limiti. Il Movimento 5 Stelle lo dice da anni e qui in Senato abbiamo un disegno di legge della nostra Paola Taverna proprio su questo.
Il nostro sistema sanitario nazionale ha compiuto da poco 40 anni, è uno dei sistemi sanitari migliori al mondo. Abbiamo visto di che tipo di miracolo siano stati capaci i nostri operatori sanitari. A cui va tutto il nostro sostegno e ringraziamento. Non dobbiamo dimenticarlo. Non dobbiamo dimenticarlo oggi facendo tutto ciò che serve e non dovremo dimenticarlo domani tornando a puntare su quei principi di universalità, uguaglianza ed equità che hanno fatto grande la nostra sanità nel mondo.


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