Elisa Pirro (M5S) intervento – Senato su Reddito di Cittadinanza 25/2/2019

L’introduzione del Reddito di Cittadinanza consentirà ai percettori di uscire dalla povertà assoluta e ricominciare ad avere una vita dignitosa. Il mio intervento del 25 febbraio 2019 in Senato

Grazie Presidente,
colleghe e colleghi, oggi è un grande giorno non solo per attivisti, simpatizzanti e portavoce del MoVimento 5 Stelle, ma per tutta l’Italia. Infatti siamo in quest’Aula per approvare finalmente un provvedimento che mette al centro i bisogni, i diritti e la dignità dei cittadini italiani.
Fin dal suo primo ingresso in Parlamento, sei anni fa, il Movimento si è battuto per l’istituzione del reddito di cittadinanza, abbiamo fatto marce e manifestazioni, e ora sta per diventare realtà. Da mesi ci sentiamo dire che il Reddito di Cittadinanza è una misura assistenzialista e favorirà coloro che non vogliono lavorare. Niente di più sbagliato. Gli italiani non sono come li dipingete, fannulloni pronti a tutto pur di stare a casa seduti sul divano. Sono persone oneste che vogliono lavorare e mantenere le proprie famiglie. I nostri concittadini che negli ultimi anni hanno perso il lavoro, sono disperati: imprenditori, padri si sono suicidati perché non sapevano come andare avanti. Con il reddito di cittadinanza noi offriamo un’àncora di salvezza nell’attesa di trovare un nuovo lavoro a chi non chiede altro che riconquistare la dignità alzandosi al mattino per andare a lavorare e vivere del proprio lavoro.
Ma parliamo un po’ dei numeri di questo provvedimento, visto che tante polemiche sono sorte intorno a questi. Si dice che sia una misura fatta a beneficio del Sud, ma in realtà il 47 per cento dei beneficiari vive al Centro-Nord.
Il Reddito è atteso da tutti, da Nord a Sud. Parlo per esempio della mia Regione, il Piemonte, che ha subìto molto più di altre aree del Nord la crisi degli anni passati; i tassi di disoccupazione sono ancora oggi per circa un terzo superiori rispetto a queste. Chi crede che al Nord il reddito vedrà poche richieste si sbaglia o vive in un altro mondo. Ovunque c’è bisogno di un sostegno che aiuti chi si è trovato in difficoltà, di centri per l’impiego efficienti e di figure in grado di aiutare nel percorso di riqualificazione. Per questo l’introduzione del reddito di cittadinanza è accompagnata dalla riforma delle politiche attive del lavoro che passa anche per l’assunzione di 10mila nuove unità di personale presso i Servizi per l’impiego.
Finalmente l’Italia si dota di uno strumento di welfare presente da tempo in quasi tutti i paesi dell’Unione Europea. E non credete a chi vi racconta che era già stato fatto con l’introduzione del REI, visto che questa misura era rivolta ad una platea estremamente ridotta rispetto ai 5 milioni di poveri certificati dall’Istat ed erogava somme ridicole, ben lontane dai 780 Euro del Reddito di Cittadinanza che invece consentirà ai percettori di uscire dalla soglia di povertà assoluta e ricominciare a condurre una vita dignitosa.
Ma in questo provvedimento non c’è solo il reddito, ci sono anche le misure di uscita anticipata dal lavoro, per poter finalmente rompere le inique catene imposte dalla legge Fornero. E mi riferisco a quota 100 (già ampiamente descritta dai colleghi) ma ancor più ad Opzione Donna.
Negli ultimi mesi siamo tutti stati bersaglio di campagne sui social per portare alla nostra attenzione la richiesta di prorogare questa misura, che tanto aveva trovato il favore delle donne che hanno così la possibilità di andare in pensione se hanno maturato almeno 35 anni di anzianità contributiva e se hanno compiuto 58 anni (se lavoratrici dipendenti) o 59 se lavoratrici autonome.
E alcune colleghe ed io abbiamo depositato un ordine del giorno che impegna il governo a reperire le risorse per estendere la misura anche per gli anni a venire, così da dare la possibilità di ritirarsi dal lavoro anche a quelle donne rimaste fuori dal provvedimento per una manciata di mesi.

Quindi, e concludo, con le misure contenute in questo decreto andiamo a porre un altro fondamentale tassello nella trasformazione del nostro Paese, dopo il Decreto dignità (che per inciso si sta rivelando straordinariamente efficace nel promuovere la stabilizzazione dei contratti ed il superamento della precarietà), lo Spazzacorrotti, il Decreto Semplificazioni (solo per citarne alcuni), finalmente offriamo a tante persone la possibilità di andare in pensione prima per potersi godere i nipoti, offriamo ai nostri giovani la possibilità di entrare fattivamente nel mondo del lavoro, ma soprattutto consentiamo a milioni di cittadini di rialzare la testa e rimettersi in gioco.

Ci sono voluti anni di battaglie dentro e fuori dai Palazzi ma alla fine, come si dice, chi la dura la vince. E a vincere oggi sono i cittadini.


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