Coronavirus, la verità sta nel mezzo

Con questo intervento di oggi 4 marzo 2020 in Senato vorrei fare un po’ di chiarezza rispetto alle tante notizie, alcune affidabili e altre molto meno, che si sentono in merito al Coronavirus

Grazie Presidente.

Colleghe e colleghi vorrei con questo intervento fare un po’ di chiarezza rispetto alle tante notizie, alcune affidabili e altre molto meno, che si sentono in merito al coronavirus. Ad ascoltare alcuni siamo di fronte ad una malattia che decimerà la popolazione mondiale e secondo altri è una semplice influenza.

Quale è la verità? La realtà, come spesso accade, sta nel mezzo. Questo è un virus respiratorio ma è la prima volta che infetta l’essere umano e quindi non siamo preparati a combatterlo. È successo già con altri virus influenzali, naturalmente, la storia dell’uomo ne è piena. Certo è che negli anni la medicina ha fatto passi da giganti. Anche se la medicina non è e non può essere una scienza esatta, non esistono due individui identici, neanche i gemelli monozigoti, ogni essere umano è il prodotto di un libretto di istruzioni (il nostro Dna) composto da 46 volumi (cromosomi) per un totale di 20mila parole conosciute (geni) e 3,2 miliardi di caratteri (coppie di basi) e il risultato dipende in parte anche da chi monta il tutto, ossia il fattore ambientale. Insomma abbiamo ancora tanto da scoprire sull’argomento, ma anche se non abbiamo una cura e non abbiamo un vaccino oggi riusciamo a curare i sintomi. Nella maggior dei casi con successo.

Non avendo anticorpi per difenderci però, anche oggi siamo più facilmente esposti a forme gravi di polmonite. Soprattutto le persone anziane, i soggetti più fragili, con patologie pregresse. Quello che sappiamo è che dobbiamo proteggerci. Con gesti semplici come lavarci le mani, con comportamenti attenti, come leggiamo nel decalogo del ministero della Salute. Se avete sintomi influenzali state a casa, non è il momento di essere stacanovisti, non recatevi nei pronto soccorso ma chiamate i numeri di emergenza dedicati. Sappiamo che l’80% delle persone che si ammala ha sintomi lievi, il 20% delle criticità.

E allora il nostro compito oggi è ridurre il più possibile il numero di quel 20% che ha bisogno di cure ospedaliere, di cui il 5% di cure intensive. Dobbiamo abbassare il più possibile il numero delle persone contemporaneamente infette per permettere al nostro Servizio sanitario nazionale di operare nel migliore dei modi. Ecco il perché dell’allarme globale e delle misure messe in atto dal nostro Governo. Guadagnare tempo per garantire a tutti le migliori cure possibili e il maggior tasso di guarigione possibile.

Ed è per questo che in questa fase non possiamo e non dobbiamo abbassare la guardia, è necessario continuare con le misure di contenimento dell’infezione per garantire l’ottimale funzionamento del nostro eccellente sistema sanitario nazionale. È un discorso semplice quanto importante: meno persone contraggono il virus, meno saranno i malati ospedalizzati e quelli in terapia intensiva. I numeri, insomma, vanno tenuti bassi e l’unico modo per fare questo è contenere i contagi in tutti i modi possibili. Per fare questo abbiamo adottato misure che prevedono la limitazione di alcune libertà individuali e alcuni disagi per una parte della popolazione, ma la ragione è la salute collettiva e direi che nessuno di noi può avere dubbi in merito.

Così come non possiamo dubitare di aver agito tempestivamente e nel modo corretto, non sulla scia delle emozioni ma in base a dati valutati continuamente con l’aiuto dei migliori esperti del settore, di organismi tecnico scientifici a ciò deputati. E abbiamo agito con la necessaria flessibilità per adattare le azioni al mutare delle circostanze. Ce lo hanno riconosciuto anche l’organizzazione mondiale della sanità e l’Unione europea che nei giorni scorsi hanno affermato: “Le autorità italiane stanno attuando misure in linea con la strategia di contenimento globale… hanno dovuto prendere decisioni risolute ma corrette”. Dopo questo decreto, che riguarda i primi interventi di natura sanitaria, ne seguono altri di natura economica e di perfezionamento di questo stesso, con suddivisione del territorio nazionale in fasce con interventi mirati in base alle necessità e di volta in volta modulabili, a dimostrazione dell’adattabilità al mutare delle condizioni delle azioni via via necessarie.

Ci auguriamo che questa emergenza passi in fretta ma in ogni caso le misure che stiamo mettendo in atto sono quelle giuste per affrontarla.
Lo Stato c’è e ha agito in fretta e nel migliore dei modi. Non è il momento di fare polemiche, di accuse reciproche. Non è il momento nemmeno di sentire un presidente di regione, secondo qualcuno uno dei migliori d’Italia, dichiarare che “tutti abbiamo visto i cinesi mangiare topi vivi…”

Il nostro Servizio sanitario nazionale non smette di essere tra i migliori al mondo per la presenza del coronavirus. Va solo aiutato a reagire nel modo più idoneo. E noi siamo qui proprio per questo. Questo decreto va esattamente in questa direzione e il governo ha già annunciato interventi di potenziamento del personale e delle strutture necessarie per continuare a garantire a tutti le migliori cure possibili. Infine invito tutti ad informarsi solo attraverso canali ufficiali e a diffidare di notizie non adeguatamente documentate e accertate.

Concludo con un pensiero per le vittime e i loro familiari, per i cittadini sottoposti alla quarantena, per gli amministratori locali alle prese con questa emergenza e con un doveroso ringraziamento alle migliaia di persone impegnate quotidianamente ad affrontare l’emergenza in prima linea, personale medico, infermieri, tecnici, operatori del 118, personale sanitario, insomma tutti coloro che compongono il nostro validissimo sistema sanitario nazionale, una risorsa tra le migliori in Europa che tutti noi dobbiamo difendere e potenziare e che situazioni come questa ci mostrano quanto siamo fortunati ad avere.
Grazie.


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